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‘Prodotti tipici’ Category

  1. Le Pecorelle corinaldolesi (provincia di Ancona)

    October 1, 2014 by Giancarlo Spadini

    Le Pecorelle sono dolci da forno tipici di Corinaldo (AN) in uso nel periodo natalizio, farciti con un impasto a base di mostro cotto.

    Preparazione:
    si preparano piccoli rotoli di impasto che poi vengono avvolti nella sfoglia, dando la forma di mezzaluna, a ricordare una pecorella acciambellata nell’ovile.

    Per il ripieno:
    mostro cotto, noci tritate, bucce di arancia e limone tritate, zucchero, cannella e pane grattugiato per addensare l’impasto.

    Per la sfoglia (sottile):
    Farina, zucchero, vino bianco tiepido e olio di oliva.


  2. Carne m’pegnata

    September 1, 2014 by Giancarlo Spadini

    ricetta_038_bbb_ricettaLa carne m’pegnata è un piatto tipico di Acquaviva Picena nelle Marche da gustare durante il periodo primaverile.

    Anticamente, quando in inverno si macellava il maiale, le parti meno nobili del suino (orecchie, grugnetto, punta di petto, guanciale) venivano fatti a pezzettoni, soffritte in padella con sale pepe (o peperoncino) aglio e rosmarino.
    Dopo che si era rosolata ben bene la carne, lo strutto formatosi nel frattempo, ed i pezzettoni (una volta tiepidi), venivano versati in contenitori di vetro, chiusi ermeticamente e messi a conservare al buio.
    Nei mesi primaverili la verdura di stagione (i carciofi in questo caso) veniva cotta insieme con alcune cucchiaiate di strutto e pezzettoni di carne (in  dialetto: lu grass e magr) dando così consistenza e vita ad un piatto unico nel suo genere, secondo e contorno insieme, un piatto molto economico ma ricco di calorie ed energia.

    Oggi è preferibile una volta soffritta la carne, cucinare i carciofi in poco olio extravergine di oliva, ed abbinarli successivamente al fini di eliminare qualche caloria.


  3. Profumo extravergine

    November 1, 2013 by Giancarlo Spadini

    Frantoi aperti al Poggiolo della Monini, luogo di produzione e magico casale per assaporare l’olio di qualità

    Arriva l’olio nuovo!
    Un antico casale racchiuso nel cuore dell’Umbria.
    Sulle colline vicino a Spoleto, il Frantoio del Poggiolo dell’oleificio Monini: 40 ettari di terreno e un impianto secolare di 5500 olivi. Un vero laboratorio del gusto che per tutto il mese di novembre apre le porte agli amanti dell’extravergine, in occasione della manifestazione Frantoi Aperti. Una serie di week-end tra borghi medioevali dedicati al prezioso prodotto enogastronomico, per scoprire i magici colori dell’autunno e assaporare le tradizioni regionali. E parlando di culture e radici, non può mancare l’azienda che dal 1920 è sulla tavola degli italiani con un olio nato dall’amore per la qualità.
    Una passione da vivere al Poggiolo, tempio per la produzione dell’oro giallo e luogo di incontri, seminari e conferenze per gli operatori.


  4. Sagrantino DOCG

    December 17, 2012 by Giancarlo Spadini

    sagrantinoSulla carta sembra un vino difficile, spigoloso, chiuso, sicuramente non per molti. Eppure il Sagrantino da diversi anni spopola un po’ ovunque.
    Pare sia molto apprezzato dai russi, che amano acquistare le annate migliori e inserirlo nelle cantine più pregiate.
    Lo bevono dalla East alla West Coast americana, dove è spesso considerato, con grande familiarità, un prodotto di qualità che rispecchia il top italiano. Ma ancora oggi nel Belpaese c’è chi non sa neanche che le uve sagrantino al 100% rappresentano il fiore all’occhiello della viticultura in Umbria.
    Coltivate in posti meravigliosi intorno a Bevagna, Montefalco e altri piccoli comuni limitrofi, la cui storia è attorniata da grappoli che sembrano dipinti.

    CARATTERISTICHE:
    Da vitigno autoctono Sagrantino 100%, di colore rosso rubino intenso e riflessi violacei, aroma molto persistente con sentori di mora di rovo, prugna e cuoio che si legano perfettamente con la vaniglia data dal legno.
    Gusto possente, morbido e vellutato.

    ABBINAMENTO:
    Tipico dei vini di grande stoffa: con arrosti, cacciagione e piatti internazionali, servito tra i 18 e i 20 gradi stappandolo almeno 2 ore prima.


  5. Olio novo

    December 17, 2012 by Giancarlo Spadini

    Quando arriva l’olio nuovo provo sempre un’emozione particolare. Quella che solo la natura, con le sue primizie, può dare.
    Oggi molti prodotti sono disponibili tutto l’anno, ma ne esistono ancora alcuni stagionali, mentre altri, come il vino e l’olio, sempre fruibili, cambiano sapore a seconda del periodo.
    Il novello ad esempio, mantiene le sue caratteristiche per un breve periodo, poi comincia a maturare, lo stesso vale per l’oro giallo.
    Appena estratto dall’oliva ha un accento piccantino, più o meno forte e acre a seconda delle varietà e del grado di maturazione del raccolto.
    L’olio nuovo non è un semplice condimento per cucinare pasta, carne e verdure, ma diventa protagonista su una fetta di buon pane casereccio e ottimo per un pinzimonio di sedano, carote e topinambur. Va bene perfino degustato tal quale, direttamente dal cucchiaio, così sfizioso e frizzantino, ricco di sapore e personalità.
    Come per i calici di rosso o bianco, però, per apprezzarlo occorre una certa preparazione, e per preservarne le sfumature va conservato in un luogo fresco, al riparo dalla luce.


  6. Le carote di Polignano

    January 16, 2012 by Giancarlo Spadini

    Difficile pensare che qualcuno arrivato a Polignano a Mare, pochi chilometri a sud di Bari, volti le spalle alle alte scogliere, dove si affacciano le bianche case della cittadina per andarsene nell’entroterra.
    Eppure visitare la Puglia solo per la bellezza delle coste sarebbe un errore. L’agricoltura del Tavoliere pugliese è ancora una realtà forte, vitale, variegata: non tutto è olivo.
    Qui a Polignano ad esempio il salmastro, il rosmarino, la macchia mediterranea si mescolano al sentore vero, antico di terra umida e fertile. In quest’area sopravvive una coltura che Slow Food ha deciso di aiutare: è quella delle carote di Polignano. La particolarità è data dal fatto che sono carote dai molti colori: arancione, giallo tenue, giallo intenso, fino ad arrivare al viola scuro. Il seme della carota viene ancora selezionato dai contadini e dunque l’ortaggio non ha il colore arancio stabilizzato delle industrie sementiere. I contadini scelgono ogni anno le piante migliori, le pongono a dimora in piccoli appezzamenti separati e scelgono i semi delle più floride.
    E le ripiantano dal 15 agosto al 15 settembre, senza badare al colore: così al raccolto si hanno carote di media lunghezza (dai 15 ai 22 centimetri) che presentano un’infinità di sfumature. Ma la straordinarietà di questa coltivazione sta nel sapore. I campi tendenzialmente sabbiosi presentano un salinità media piuttosto alta e questa salinità viene esaltata dall’irrigazione che si effettua attingendo acqua salmastra. La si pompa da un pozzo in pietra, scavato a mano, che alla profondità di 12 metri è in comunicazione con le prime infiltrazioni marine. E infatti il ciclo delle irrigazioni segue quello delle maree.
    Quando si addentano queste carote appena colte, si ha una nettissima sensazione di sapidità e di frescura. La fase più faticosa e delicata del processo è indubbiamente la raccolta, che si fa a partire dalla fine di novembre. Tutta a mano, utilizzando un forcone per smuovere la terra attorno alla pianta, che viene estratta con cura, collocando il fusto in cassette piene d’acqua salmastra. L’acqua nelle cassette viene continuamente agitata da pistoni mossi da un motorino di lavatrice e alimentata di nuova acqua, sino a che non risulta pulita e le carote perfettamente lavate. Dopo tutto questo lavoro le carote di Polignano vanno al mercato dove spuntano un prezzo che è solo qualche centesimo in più delle normali: così un patrimonio di biodiversità e di gusto rischia letteralmente di sparire.